Quella mano che non vedo ma sento…

Ho sempre pensato di avere qualcuno, da lassù, che mi protegge ed indica la strada.

Ne ho quasi la certezza. In questo post vi spiego come mai.

Quando vado in giro in auto e devo trovare parcheggio, anche se è tutto pieno io, in qualche modo, scovo un posticino non occupato oppure, inaspettatamente, qualcuno va via proprio quando arrivo io, lasciandomi il suo posto.

Voi direte. Mica sempre? Giuro, praticamente ogni volta.

Se cerco un quadrifoglio in un prato, ne trovo due.

Sono rimasta incinta con la semplicità con cui si incolla un francobollo su una busta. Si, lo so, l’esempio non è dei più fini ma serviva a far capire meglio l’enorme botta di… (a intenditor poche parole).

Io e mio marito abbiamo entrambi occhi e capelli scuri, sono venuti due figli, a distanza di 10 anni l’uno dall’altro, entrambi con capelli chiari e occhi azzurri. Se non è fortuna questa!!

Ma non è finita: mi ammalo, finisco in ospedale, torno a casa, riabilitazione, visite, musi lunghi e poi la sorpresa che cambia tutto: scopro di aspettare un bimbo! Non più giovane, con numerosi problemi di salute e il morale a terra, ancora una volta, risorgo dalle ceneri e risorrido alla vita con maggiore forza e vigore.

Che poi definirla “fortuna”, la mia, è riduttivo. Sento proprio una mano che mi protegge e mi conduce verso la luce, la positività e l’amore.

Ecco, quest’ultima parola non l’ho scritta a caso… Anche come ho conosciuto il mio attuale marito e padre dei miei due bimbi ha del magico: una mia parente e sua cognata, che si conoscono, parlano di noi e scoprono che io sono tornata single dopo 7 anni di fidanzamento (ho sempre avuto storie lunghe) e lui non è felice della storia che ha in corso e vorrebbe far nuove conoscenze. Gli danno il mio numero. Mi chiama mentre sono a ballare latino-americano per invitarmi fuori, ad un “appuntamento al buio”. Accetto quasi obbligata perché è il cognato dell’amica della mia parente e non voglio far brutta figura rifiutando la cosa a priori. Fatto sta che non sono per nulla convinta di conoscere uno sentito solo telefonicamente e mai nemmeno visto in foto. I dubbi, prima dell’incontro fatidico mi assalgono: se è brutto? Se non sappiamo cosa dire? Se è un mezzo maniaco depravato? Decido allora, con la complicità di un’amica, di organizzare una finta telefonata con parole criptate a segnalare l’urgenza di venirmi a recuperare per fuggire. Lo so, lo so… Sono sempre stata teatrale. Potrei scrivere un libro delle mie tante fughe rocambolesche ma questa è un’altra storia…

Problema. Come riconoscerci? Gli dico che verrò con la mia auto verde con le zampine di gatto sul vetro posteriore e i peluche appesi allo specchietto. Sento silenzio dall’altro lato del telefono e capisco che anche per lui non dev’essere una passeggiata di salute. Meglio! Così la cena (già perché alla fine mica organizziamo un semplice aperitivo ..troppo soft…ci impelaghiamo in una cena in piena regola, tanto per darci la mazzata completa) finirà prima.

Arriva la sera tanto temuta. Ci incontriamo e, almeno all’inizio, non scatta nulla. Ci siamo abbastanza indifferenti.

La serata inizia malino e finisce peggio: per far bella figura mi sono vestita poco (o meglio, se fosdi dovuta andare in spiaggia sarei stata perfetta ma non era quella la location, purtroppo), anche se quell’anno il mese di Ottobre era freddo come fosse Dicembre, così mi vengono i brividi, la nausea e devo chiedere al mio accompagnatore di concludere la cena prima del tempo perché non sto bene e credo di avere persino qualche linea di febbre. Ora, con il Covid, chissà cosa sarebbe successo: ” oh, povera cara, ti accompagno a fare un bel tampone” oppure “ho l’app per il tracciamento, non risulti positiva giusto?”. Invece mi saluta mestamente pensando fra sé e sé che poteva andargli peggio ma che, pure così, non è che avesse fatto un terno al lotto.

Dopo una settimana lo chiamo per scusarmi e, per farmi perdonare, lo invito fuori io (la prima volta aveva pagato lui anche se io avevo avanzato tutto perché stavo troppo male).

Andiamo in un ristorante indiano a Torino (scelto da lui a mia insaputa) e…panico!! Non soltanto non amo le spezie ma avendo il colon irritabile rischio una catastrofe stile “Alla fine arriva Polly”. Inizio ad avere l’ansia e temo una seconda cena stile horror invece, a dispetto di tutto, va benone e decidiamo anche di fare un giro per la città per conoscerci meglio.

Lui decide che vuole portarmi nel posto dove andava ai tempi dell’Università. È il suo posto preferito e lo conosce bene. Sbaglia strada almeno 8 volte. Io lo guardo stranita. Inizia a sudare che neanche un lottatore di sumo durante un incontro ha mai osato tanto… Gli chiedo cosa c’è che non va e lui mi risponde che starmi vicino lo agita talmente tanto da perdere la cognizione del luogo e del tempo. Dice che lo metto in imbarazzo, che non si ricorda la strada… Mi sciolgo e il mio cuore inizia a battere in modo diverso. Più forte. Lo trovo buffo, dolce e sincero. Lo guardo meglio. Ha gli occhi scuri a mandorla. Non ci avevo fatto caso…. Inoltre quando sorride ha due fossette ai lati del viso.

Quando finalmente troviamo il posto che cercava, nessuno dei due sa dove si trova né quante strade abbiamo sbagliato per arrivare lì. Sappiamo solamente dove vogliamo andare. Lontano, insieme, mano nella mano, occhi negli occhi… perché i nostri cuori si sono scelti a vicenda ancora prima che le nostre teste lo comprendessero.

In un locale lì vicino si sentono risuonare le note di “Il mondo insieme a te” che ancora oggi è la NOSTRA canzone. Ci prendiamo per mano e balliamo abbracciati. Da allora non ci siamo mai più lasciati e quelle mani, nelle notti fredde o nei tempi bui, le cerco ancora ora.

Io a quella mano “santa” sul mio capo ci credo e più mi guardo indietro e più son certa che dev’essere di qualcuno a cui ho voluto bene che, per un volere superiore, ha smesso di amarmi in questa vita e lo sta facendo da quell’altra parte.

Elena